E’ la memoria scritta che salva al tempo ciò che il tempo cancella. L’autore ha fatto un’operazione di questo genere raccogliendo tanti proverbi e mettendoli in un libro con il quale viene data la possibilità al lettore, che è già avanti negli anni, di recuperare quel passato che in parte è anche suo, e a quello che di anni è ancora leggero, di immaginarlo. Perché dalla lettura emerge la saggezza di un mondo rurale, rimasto fermo nel tempo prima che il vento dei consumi lo buttasse via e spegnesse il dialetto. Risulta agevole ricostruire tra un proverbio e l’altro mediante un preciso percorso (tempi e stagioni, lavoro e politica, alimentazione ecc.) la figura del “paesano” di una volta, timorato di Dio e timoroso del padrone, che viene fuori dal continuo svolgersi della “commedia umana” delle gioie e dei dolori, degli amori e dei rancori, degli interessi materiali e spirituali. Allora i proverbi coinvolgono coralmente la "gente" del paese di cui sono la voce e l'anima, ne registrano con brevi tocchi i vizi e le virtù, ne riflettono il carattere argutamente realistico. Merito dell'autore è di avere effettuato la regressione nella sensibilità dei castanesi di un tempo e di avere messo in evidenza la saggezza e l'umanità che sta nella rima talvolta salace e dissacrante. Ciò è stato possibile anche per mezzo delle interviste dirette che egli ha fatto a quelli che sono ancora depositari della tradizione dialettale e così è riuscito, nella raccolta, a mettere in risalto lo spessore storico e sociale di tutta una comunità. Tratto dalla presentazione del libro a firma di Felice Monolo
Castano Primo