Il Siberiano
Paolo era un ragazzo con la testa sulle spalle e le idee chiare su ciò che voleva diventare. Amava il pugilato e la cucina. Sognava di fare il cuoco, di costruirsi una vita concreta, lontana dagli eccessi. Dopo il diploma, durante una breve vacanza nel paese d’origine dei suoi genitori, incontrò Elisa. Era giovane, brillante, magnetica. Paolo ne rimase colpito subito, ma non era il tipo che si lasciava trascinare dall’istinto. “È troppo piccola”, disse all’amico Ernesto tornando a Torino. E poi c’era la distanza: Elisa viveva a Napoli, una città che in quegli anni occupava spesso le prime pagine dei giornali per faide di camorra, violenza, morti senza nome. Paolo iniziò a seguire quelle notizie con un’attenzione quasi ossessiva. Da Torino tutto gli sembrava irreale, lontano, come se appartenesse a un altro mondo. Passarono anni e iniziarono una relazione a distanza. Ma ben presto divenne chiaro che la lontananza geografica non era l’unico ostacolo. C’era qualcosa di più profondo, più subdolo. Un male che non conosce confini, che non ha un volto preciso, che non è mai completamente bianco o nero. Un male che si insinua nelle persone, nelle città, nei legami. Paolo ed Elisa dovranno imparare a riconoscerlo, prima che li divori. Saranno capaci di affrontarlo senza perdere se stessi?
Torino